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in un momento difficile per il mercato immobiliare anche la gestione e le azioni da compiere per poter portare a termine una compravendita, sia da parte del venditore che dell'acquirente, richiedono sempre di più l'intervento di intermediari immobiliari professionisti. in alternativa, se si è a digiuno sulle questioni del mercato, questi possono essere i sette peccati capitali che mandano all'aria le cose

1. ignorare la gestione di una vendita

nella maggior parte dei casi i venditori privati conoscono appena le innumerevoli gestioni che può richiedere una vendita. l'attenzione delle chiamate e delle visite, la complessa redazione che prevede l'elaborazione di un contratto di compravendita, l'accompagnamento e la preparazione della scrittura notarile, l'aiuto nella valutazione fiscale dell'immobile o nel cambiamento dei dati catastali, sono soltanto alcuni esempi delle cose che si possono non sapere sulla vendita. aspetti che, al contrario, vengono offerti dagli agenti immobiliari, visto che offrono un'assistenza totale che abbraccia tutti gli aspetti del processo, dal momento in cui si firma fino alla vendita, passando per i servizi notarili

2. dare un prezzo sbagliato

la valutazione della proprietà è un altro punto da tenere in conto. i venditori tendono a valutare i propri immobili al di sopra del prezzo del mercato, il che gli fa incappare in una forte discesa delle possibilità di vendita, così come il rallentamento della stessa. infatti in molte occasioni i proprietari degli immobili sono incapaci di vedere la propria casa oggettivamente, e sottovalutano i difetti invece importanti che ha la propria casa, il che li porta a pensare a prezzi molto più alti a quelli di mercato. per questo motivo, è consigliabile che l'agente immobiliare realizzi prima un esaustivo studio del mercato personalizzanto per ogni cliente a seguito del quale gli consiglia il prezzo di vendita iniziale

3. non filtrare le visite

al momento di far vedere una casa, il venditore anche incorre in una serie di errori che possono rendere molto difficile la vendita. la necessità di stabilire un filtro alle visite è un aspetto di cui appena si tiene conto, e che in molte occasioni il venditore non pensa al fatto che non tutti coloro che prenotano una visita della propria casa sono potenziali acquirenti ma solo curiosi o anche possibili fregature

4. sbagliare nel procedimento di acquisto

in questo senso, i venditori non sono gli unici a commettere errori al momento di realizzare un'operazione immobiliare. in molti casi l'acquirente non pensa ad aspetti invece essenziali come le spese addizionali rispetto al prezzo d'acquisto dell'immobile o la documentazione necessaria. per questo motivo, un professionista del settore deve sempre realizzare uno studio finanziario previo e senza costi aggiuntivi sul possibile acquirente, grazie ai quali il cliente verrà a conoscenza di tutto e non avrà imprevisti sul potenziale economico reale su cui faceva affidamento, così come le spese che devono essere assunte per il precedente proprietario e la conferma che l'immobile che sta acquistando è svincolato da rincari economici. da qui la necessità di realizzare filtri ai clienti acquirenti in funzione del proprio interesse reale e delle proprie necessità e possibilità di acquisto

5. arredamento troppo personale

un altro aspetto da sottolineare nelle compravendite tra privati è il fatto che molti venditori si considerano i più adatti a mostrare la propria casa, senza prendere in considerazione i benefici di mostrare agli acquirenti una casa totalmente spersonalizzata e svincolata emozionalmente dalla persona che la sta mostrando. tecniche come quella dell'home staging, molto comuni negli stati uniti, ad esempio e che consiste nell'arredare gli immobili spersonalizzandoli e tirando fuori il meglio da essi, è utilizzata molto di frequente dagli agenti immobiliari che così riescono a rendere molto più appetibili le case per gli acquirenti

6. rifiutarsi di vendere in esclusiva attraverso un'agenzia

le agenzie non possono prescindere dai benefici di lavorare in esclusiva, un aspetto che risulta difficile da capire per i clienti, ma che migliora e accelera di molto i risultati di vendita. se un'agenzia ha contratti in esclusiva lavorerà in maniera costante e personalizzata. questa personalizzazione che solo dà contratti in esclusiva fa in modo che gli agenti immobiliari siano responsabili del tutto della vendita della propria lista di case e concentrino tutti gli sforzi necessari per posizionarle e localizzare così un acquirente ideale di questi immobili

7. fare a meno di un piano marketing

a seconda delle necessità del cliente, e tenendo da parte la capacità dell'agente, è consigliabile realizzare un piano di marketing con un successivo piano d'azione pubblicitaria, anche personalizzadolo a seconda del cliente. aspetti questi, che senza dubbio conosce soltanto un agente immobiliare, data la sua lunga esperienza e la conoscenza del settore e del processo di vendita

tutti questi aspetti mettono in luce come fare affidamento su professionisti al momento di vendere o comprare un immobile sia consigliabile

 

Fonte: idealista.it

 

Acquisto in nuda proprietà, è boom

Lunedì 21 Novembre 2011 10:45

 

Una nicchia di mercato oggi in crescita. Acquistare casa in nuda proprietà porta un risparmio fino al 50%.

Nell’ultimo anno le compravendite di case in nuda proprietà hanno fatto registrare un incremento pari a circa il 10% rispetto all’anno precedente: sono ormai centinaia gli immobili messi in vendita con questa formula.

La nuda proprietà è un’operazione che consente di risparmiare sul prezzo d’acquisto, ma è possibile solo per chi non ha bisogno immediato di abitare nella casa, in quanto si acquista solo la proprietà dell’immobile ma l’usufrutto rimane al venditore che ha il diritto di continuare ad abitare nella casa venduta fino alla sua morte.

Certo è stata la crisi a generare il ritorno del mercato della nuda proprietà. Fino a un paio di anni fa vendere la nuda proprietà era un espediente per permettere ai genitori di vendere casa ai figli risparmiando sulle tasse, oppure il venditore era un anziano senza eredi. Oggi chi decide di vendere la nuda proprietà è spinto soprattutto dalla crisi economica. Ma chi acquista la casa in nuda proprietà trova sempre nel mattone un bene di rifugio, risparmiando anche rispetto al valore di mercato della casa.

Questa operazione immobiliare, infatti, riduce il prezzo di vendita della casa dal 5% fino al 40-50% rispetto alle quotazioni di mercato. Naturalmente, lo sconto è rapportato all’età di chi vende. La nuda proprietà comporta anche importanti vantaggi fiscali: possibilità di richiedere le agevolazioni prima casa, più bassa la base imponibile su cui applicare le tasse. Anche se si deve attendere degli anni, fino alla morte del venditore, per disporre concretamente dell’immobile.

Il venditore tipo della nuda proprietà è una persona anziana (sola o in coppia) che mette in vendita immobili di livello medio-alto. Per quanto riguarda l’età, si tratta sempre di persone over 60: i più giovani hanno 65 anni, ma moltissimi sono gli ultra-ottantenni o addirittura ultra novantenni.

Tra le offerte si trova di tutto: l’immobile da ristrutturare, il piccolo bilocale da acquistare come investimento, la dimora extra lusso in pieno centro città, il casale in campagna.

Fonte: attico.it

Focus immobiliare sulle locazioni

Lunedì 21 Novembre 2011 10:55

Solo una persona su quattro è riuscita a trovare casa e a mettere su famiglia.
Questo è quanto emerge dai risultati di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani tra i 18-35, che ha presentato il Sicet nel suo intervento al convegno della Giornata Internazionale degli Inquilini. Non vi sono dubbi che in testa ai freni all’autonomia dei ragazzi italiani vi sia il caro alloggio.

Dalla ricerca risulta che il 63% dei giovani vive in locazione, mentre il 37% è in un’abitazione di proprietà; tra coloro che sono in affitto il 55,82% ha un contratto registrato, per quasi il 6% il contratto non è registrato e oltre il 38% è senza uncontratto d’affitto scritto.
Rispetto al tipo di soluzione abitativa, i 2/3 vivono in un alloggio – appartamenti e case singole – mentre il 16,67% dei giovani ha in affitto una camera; analoga percentuale per la soluzione dell’affitto di un posto letto, tipologia che riguarda generalmente gli studenti.
Per quanto riguarda i prezzi degli affitti rilevati, per il posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro/mese; per la camera, minimo 250 sino a 500 euro/mese; per l’abitazione il minimo è 450 sino a un massimo di 1.320 euro/mese.
Le rate mensili di mutuo vanno invece da un minimo di 360 euro a un massimo di 780 euro. Infine, dalle indicazioni dei redditi percepiti si evidenzia che molti studenti svolgono lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. È evidente la forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa.
L’analisi del portale Casa.it evidenzia per questo 2011 una difficoltà crescente dellefamiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i propri figli che studiano lontano dal nido. Le possibilità economiche dei genitori risultano, infatti, essere del 6% inferiori ai reali costi del mercato immobiliare italiano.
Si scelgono, quindi, spesso abitazioni in zone più periferiche ma comunque efficacemente servite dai trasporti pubblici. Rispetto al 2010, è stato rilevato che il divario tra la capacità di spesa delle famiglie italiane e il costo dell’offerta immobiliare è passato dal -4% al -6%, mettendo in luce una minore propensione a incontrare l’offerta del mercato.
Emerge, inoltre, una sempre maggiore tendenza alla richiesta di soluzioni più economiche,
optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari ma comunque ben serviti dai mezzi pubblici.
È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese.
Roma, che si conferma la città universitaria più cara d’Italia, mostra invece un divario minore: il canone medio mensile per un bilocale è di 880 euro, contro una capacità di spesa che sui 820 euro.
Padova e Pavia rilevano un interessante incontro tra i prezzi della domanda e quelli dell’offerta che si attestano rispettivamente sui 550 e i 500 euro/mese. Infine, Pisa e Bari registrano una tendenza delle famiglie a spendere in media il 3% in più rispettoall’offerta immobiliare, con prezzi sui 680 euro al mese per la prima e 570 euro per la seconda.
www.tecnoborsa.it

Molte persone si chiedono: è meglio comprare casa adesso o conviene aspettare che scendano i prezzi, come alcuni analisti suggeriscono? a prima vista può sembrare ovvia la risposta, ma, supponendo che i prezzi scendano davvero, il risparmio guadagnato può essere mangiato dal mutuo. com'è possibile? perché il costo dei prestiti, nel frattempo, sta salendo e questa è una realtà indiscutibile

vediamo un esempio concreto:

simuliamo l'acquisto di una casa, del valore di 150mila euro, con un mutuo dell'80% a tasso variabile a 30 anni, ossia 120mila euro. prendiamo poi l'euribor medio degli ultimi dieci anni, del 3,3% e aggiungiamo, per essere ottimisti, uno spread applicato dalla banca dell'1,2%

in questo caso la quota mensile sarà di 608 euro al mese, per un risultato finale di 218.888 euro restituiti alla banca, dei quali 68.888 euro sono interessi. dobbiamo poi aggiungere i 30mila euro di esborso iniziale, più le spese e le tasse, che cambiano a seconda che si tratti di prima casa o di una casa nuova. senza contare le spese, la casa alla fine costa 265.388 euro

facciamo la prima prova: il prezzo della casa scende del 10%, ma nel frattempo gli interessi aumentano di 60 punti basici, ossia dello 0,6%. vediamo nel terzo grafico che il risparmio finale si riduce al 5%: il resto, se l'è mangiato il mutuo

se il costo del mutuo aumenta invece di 100 punti basici, ossia dell'1%, il risparmio finale sarebbe solo dell'1%. nel caso estremo in cui l'aumento sia di 200 punti, ossia del 2%, la casa alla fine, nonostante lo sconto, ci viene a costare un 8% in più

questo accade perché quando si compra una casa con il mutuo nessuno pensa agli interessi, ma solo al prezzo di listino. nei grafici qui di seguito vediamo i dati incrociati tra sconti e interessi. in ogni caso bisogna sempre ricordare che ad un prezzo di vendita inferiore corrisponde una tassazione inferiore e quello è un vantaggio assoluto

nei grafici vediamo come cambia il prezzo finale in base allo sconto (orizzontale) e all'aemento del differenziale sui mutui (verticale)

Fonte: idealista.it

aliquota imu ridotta al 4 per mille sulle seconde case locate? sembra un sogno per i proprietari e la proposta arriva oggi sotto forma di emendamento alla commissione finanze della camera. sebbene sia poco probabile che si trovi la copertura finanziaria di una simile proposta, è tuttavia possibile che alla fine la spuntino le abitazioni locate a canone concordato

questi i fatti. il relatore gianfranco conte del pdl presenta un emendamento al decreto legge fiscale in cui sono contenute le norme sull'imu. in particolare, oltre alla possibilità di pagare l'imu in tre rate, per quanto riguarda la prima tranche di giugno (già approvata), propone di ridurre l'aliquota imu sulle case locate al 4 per mille, ossia come se fosse prima casa, e di rendere esenti dal pagamento gli alloggi nuovi invenduti da almeno tre anni

la commissione finanze dovrà adesso esaminare quale sarebbe la copertura finanziaria di due eventuali cambiamenti così profondi e immaginiamo che sia impossibile che alla fine possano passare entrambi. ma pare invece assai probabile, oltreché intelligente, che alla fine saranno i canoni concordati a beneficiarsi di questa riduzione dell'imu

le ragioni a favore sono numerose:

- il problema abitativo nelle grandi città è grave e solo incentivando fiscalmente i canoni calmierati i proprietari metteranno in affitto i propri immobili, rendendo così un servizio pubblico ai comuni, che altrimenti dovrebbero provvedere con sussidi o altre spese

- come segnala la corte dei conti, la pressione fiscale è troppo alta e le nuove aliquote imu potrebbero spingere i proprietari a mantenere l'affitto in nero, per non dover sommare la cedolare secca all'imu

- delle aliquote ridotte favorirebbero la diffusione del canone concordato e il risultato sarebbe una maggiore disponibilità di denaro da parte delle famiglie, con un effetto virtuoso sui consumi. se i redditi si perdono in affitti troppo alti, ci rimettiamo tutti

aspettiamo dunque gli sviluppi degli emendamenti

fonte: idealista.it