Register

*
*
*
*
*

* Field is required

Black & White : Home / notizie inkasa
A+ R A-
Notizie inkasa

Notizie inkasa (85)

aliquota imu ridotta al 4 per mille sulle seconde case locate? sembra un sogno per i proprietari e la proposta arriva oggi sotto forma di emendamento alla commissione finanze della camera. sebbene sia poco probabile che si trovi la copertura finanziaria di una simile proposta, è tuttavia possibile che alla fine la spuntino le abitazioni locate a canone concordato

questi i fatti. il relatore gianfranco conte del pdl presenta un emendamento al decreto legge fiscale in cui sono contenute le norme sull'imu. in particolare, oltre alla possibilità di pagare l'imu in tre rate, per quanto riguarda la prima tranche di giugno (già approvata), propone di ridurre l'aliquota imu sulle case locate al 4 per mille, ossia come se fosse prima casa, e di rendere esenti dal pagamento gli alloggi nuovi invenduti da almeno tre anni

la commissione finanze dovrà adesso esaminare quale sarebbe la copertura finanziaria di due eventuali cambiamenti così profondi e immaginiamo che sia impossibile che alla fine possano passare entrambi. ma pare invece assai probabile, oltreché intelligente, che alla fine saranno i canoni concordati a beneficiarsi di questa riduzione dell'imu

le ragioni a favore sono numerose:

- il problema abitativo nelle grandi città è grave e solo incentivando fiscalmente i canoni calmierati i proprietari metteranno in affitto i propri immobili, rendendo così un servizio pubblico ai comuni, che altrimenti dovrebbero provvedere con sussidi o altre spese

- come segnala la corte dei conti, la pressione fiscale è troppo alta e le nuove aliquote imu potrebbero spingere i proprietari a mantenere l'affitto in nero, per non dover sommare la cedolare secca all'imu

- delle aliquote ridotte favorirebbero la diffusione del canone concordato e il risultato sarebbe una maggiore disponibilità di denaro da parte delle famiglie, con un effetto virtuoso sui consumi. se i redditi si perdono in affitti troppo alti, ci rimettiamo tutti

aspettiamo dunque gli sviluppi degli emendamenti

fonte: idealista.it
Martedì 17 Aprile 2012 08:33

In arrivo un nuovo sistema catastale

Questa settimana il governo monti sarà alle prese con un altro pacchetto di misure economiche che non lasceranno indifferenti. arriva lunedì 16 aprile il consiglio dei ministri la legge delega sulla riforma fiscale. tra le novità più importanti ci sono la riforma del catasto, l'imposta sul reddito imprenditoriale e la green tax. ecco tutte le novità in arrivo

catasto. con le nuove regole del catasto, la unità immobiliari saranno misurate per metri quadrati e non più per vani. si punta ad arrivare ai valori medi ordinari espressi dal mercato in un arco temporale di tre anni

fondo per il calo delle tasse. raccoglierà le risorse derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, dai risparmi sugli sconti fiscali e da quelli che arriveranno dalla revisione della spesa pubblica. tra le destinazioni del fondo, l'alleggerimento del carico delle tasse a partire dai redditi più bassi

irpef. stop alla delega firmata dall'ex ministro dell'economia giulio tremonti che prevedeva la tassazione sulle persone al 20, 30 e 40%. le aliquote resteranno invece le cinque attuali

taglio agli sconti. si valuta la possibilità di eliminare, ridurre o riformare le spese fiscali che appaiono ingiustificate o superate o che costituiscono una duplicazione

iri
. sarà l'imposta sul reddito imprenditoriale, da distinguere rispetto al reddito d'impresa

 

fonte: www.idealista.it



commissione su lotta evasione
. sarà istituita una commissione ad hoc che valuterà i risultati, vedrà la partecipazione dell'istat, dell'amministrazione finanziaria e di altre amministrazioni pubbliche e dovrà redigere un rapporto annuale. verranno potenziate la tracciabilità dei pagamenti, la fatturazione elettronica e l'accertamento sintetico

irap. resta l'irap, perché, spiega il governo, la sua abolizione "aprirebbe un problema molto serio di reperimento di entrate alternative", quantificabili nell'ordine dei 35 miliardi di euro l'anno

abuso di diritto
. l'obiettivo è contrastare operazioni di pianificazione fiscale prive di adeguate autonome finalità economiche, diverse dall'ottenimento di risparmi di imposta

contenzioso. previste procedure extragiudiziali per la definizione delle liti di modesta entità

forfait per imprese minori. obiettivo è la semplificazione con il pagamento di un'unica imposta.

green e carbon tax
. la prima ha lo scopo di preservare l'equilibrio ambientale, la seconda di finanziare le energie rinnovabili

la reintroduzione dell'imu sulla prima casa costerà mediamente, per una famiglia senza figli a carico, 133 euro, con punte di 511 euro in alcune città. a seconda della composizione familaire l'incidenza dell'imu sarà differente. la uil fa i conti città per città. ecco le tabelle

l'imu peserà 83 euro medi l'anno (in 21 città, tra cui perugia, l'aquila, catanzaro, cagliari) per una famiglia con figlio a carico. questo nucleo familiare non pagherà l'imposta); per una famiglia con due figli a carico l'imposta peserà mediamente 33 euro (si azzera in 49 città tra cui campobasso, potenza, palermo); mentre con tre figli a carico l'imposta diventa nulla in 66 città capoluogo (tra cui venezia e ancona); con 4 figli a carico si annulla, invece, in 85 capoluoghi, come nel caso di torino

secondo guglielmo loy, segretario confederale uil, "l'imu non è un'imposta progressiva come l'irpef. in questo modo più è alto il reddito meno incidenza avrà l'imu". secondo la uil, dunque, "questa manovra, diversamente da quanto sostenuto dal governo monti, grava sempre sui soliti noti: lavoratori dipendenti e pensionati. infatti, nonostante l'emendamento aumenti le detrazioni sulla prima casa legate al numero dei figli, i più penalizzati restano gli oltre 9 milioni di pensionati proprietari di una casa, che non hanno a carico figli minori di 26 anni e che pagheranno mediamente un'imu di 133 euro l'anno"

i calcoli che vi proponiamo sono stati effettuati da una simulazione della uil servizio politiche territoriali, che ha analizzato gli effetti dell'introduzione dell'imu come prevista dal decreto "salva-italia", nelle 104 città capoluogo di provincia, sulla media delle rendite catastali a/2 e a/3 in tali città, rapportate ad un immobile di 5 vani in zona semi centrale, equivalenti a 90mq. per la media si è tenuto conto di una famiglia con due figli a carico, in quanto la media istat, indica in 1,56 figli per famiglia

clicca sulle tabelle per ingrandirle

a livello di singole città, a roma, con l'aumento delle detrazioni si pagherà mediamente un'imu sull'abitazione principale di 411,47 euro con punte di 511,47 euro senza figli a carico e 311,47 euro per 4 figli a carico. a milano, invece, mediamente si pagheranno 376,77 euro, passando dai 476,77 euro per una famiglia senza figli a carico, a 276,77 euro per una famiglia con 4 figli a carico. a bologna 359,41 euro medi che arrivano a 459,41 euro senza nessun carico familiare, per scendere a 259,41 euro per 4 figli a carico. a firenze mediamente peserà 237,94 euro che arrivano a 337,94 euro per una famiglia senza figli a carico, per scendere a 137,94 euro, per una famiglia con 4 figli a carico. a rimini mediamente peserà 231 euro che arrivano a 331 euro per una famiglia senza figli a carico, per scendere a 131 euro per una famiglia con 4 figli a carico

 

fonte: idealista.it

Restano ancora una volta a bocca asciutta i costruttori, che nel decreto liberalizzazioni si vedono sfuggire l'iva agevolata sugli immobili invenduti, assente nella bozza definitiva. delle promesse del governo per far fronte alla crisi dell'aumento dei tempi di vendita del mercato immobiliare con un taglio dell'iva, infatti, dovrebbe rimanere solo l'agevolazione sul social housing

il taglio dell'iva vale sia per gli alloggi affittati a canone moderato che per quelli venduti sempre a prezzo calmierato. nella versione precedente del dl, invece, l'agevolazione era la più ampia possibile. in poche parole l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto, introdotta nel 2006, veniva cancellata sia per le locazioni che per le vendite di immobili del magazzino delle imprese costruttrici

mentre resta un mistero il passo indietro del governo che proprio ieri con corrado passera aveva confernato il taglio dell'iva ricevendo il consenso dei costruttori, l'ance ricorda che la battaglia per l'iva va avanti da tre anni, cioè dall'inizio della crisi che ha reso più lunghi i tempi di vendita degli immobili

per questo il presidente dell'ance paolo buzzetti spera si tratti di "un incidente di percorso ancora corregibile"

per i costruttori resta invece la questione dell'imu agevolata sempre sugli immobili rimasti invenduti dopo tre anni: il taglio allo 0,38% resta una mera facoltà dei comuni, che per giunta dovrebbero scaricarlo interamente sulla propria quota di gettito salvaguardando quella statale

 

fonte: idealista.it

Mercoledì 25 Gennaio 2012 16:48

I mutui 2011

Per l’Abi rimane sostenuta anche la dinamica tendenziale del totale prestiti alle famiglie (+5,7% ad agosto 2011; +5,8% il mese precedente; +9,1% ad agosto 2010).
Della stessa intensità è stata la crescita dei finanziamenti per l’acquisto di immobili, risultata ad agosto pari al +5,1% (+5,2% il mese precedente e +9,3% ad agosto 2010). Si rileva che a settembre 2011 il tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie elaborato dall’Abi è risultato pari al 4,1%; 4,07% il mese precedente e 49 basis points al di sopra del valore di settembre 2010.

In diminuzione, e sempre su livelli particolarmente contenuti, i tassi praticati sulle nuove operazioni alle imprese e alle famiglie: a settembre 2011 il tasso sui prestiti in euro alle società non finanziarie si è posizionato al 3,27% (3,42% ad agosto 2011), mentre il tasso sui prestiti in euro alle famiglie per l’acquisto di abitazioni – che sintetizza l’andamento dei tassi fissi e variabili ed è influenzato anche dalla variazione della composizione fra le erogazioni in base alla tipologia di mutuo – è risultato pari al 3,35% (3,43% il mese precedente).
In base ai dati resi noti dall’Istat il numero totale dei mutui cresce del 2% rispetto al primo trimestre 2010; quelli senza costituzione di ipoteca immobiliare risultano in aumento del 5,4%, mentre i mutui garantiti da ipoteca registrano una riduzione dello 0,4%.
L’aumento nel primo trimestre 2011 dei mutui senza costituzione di ipoteca immobiliare (5,4%) è dovuto quasi interamente all’incremento registrato nel Nord-Ovest (+16,9%). Le altre circoscrizioni registrano variazioni tendenziali inferiori a quella media nazionale.
Rispetto al primo trimestre 2010, la variazione dei mutui stipulati nelle grandi città risulta positiva sia per i mutui senza costituzione di ipoteca immobiliare (+10,7%), sia per quelli garantiti da ipoteca immobiliare (+4,4%). Nelle altre città la tendenza positiva si riscontra solo per i mutui senza costituzione di ipoteca immobiliare (+2,0%).
I mutui continuano a rappresentare la cartina di tornasole della situazione economica del Paese: per questo, Mutui.it ha fatto il punto della situazione guardando come sia cambiato il mercato in questo annus horribilis e scoprendo che negli ultimi sei mesi i mutui si sono davvero ristretti: considerando il periodo compreso tra aprile e settembre 2011, il valore medio delle erogazioni di mutui si è ridotto del 20%.
La percentuale sale fino al 24% se isoliamo le sole richieste di mutuo per l’acquisto della prima casa. Questo dato, messo a confronto con la sostanziale stabilità sia del valore medio degli immobili (che oscilla, nel corso dei sei mesi, tra 240.000 e 260.000 euro), sia dell’importo richiesto (che varia da 140.000 a 145.000 euro), implica un drastico calo della percentuale finanziata.
Se ad aprile 2011 le banche arrivavano a finanziare il 56% del valore dell’immobile, a settembre si fermano al 44%. In altre parole: se ad aprile il mutuo medio erogato era di 140mila euro, a settembre è sceso a 110mila euro.
Il quadro che affiora diventa anche più fosco se consideriamo solamente le erogazioni di mutui prima casa: in questo caso, il Loan to Value (vale a dire il finanziamento ottenuto rispetto al valore dell’immobile), si riduce maggiormente, passando dal 68% al 50%. Si è scesi, in sostanza, da 155mila a 120mila euro di mutuo.
Complice l’incredibile clamore mediatico suscitato dal netto rialzo degli spread, le paure sul futuro del proprio mutuo sono aumentate sensibilmente, tanto da aver condotto molte persone alla prudenza a tutti i costi. Conseguenza di questa situazione è che anche se i finanziamenti a tasso variabile restano sicuramente i più convenienti nel breve periodo, l’interesse degli Italiani si sta focalizzando sempre più sul tasso fisso.
Da aprile a settembre 2011 Mutui.it ha registrato un aumento del 9,34% delle richieste di mutui a tasso fisso: il netto incremento è bilanciato dal calo delle richieste di tasso variabile (-4,03%) e di tasso variabile con cap (-4,95%).
Nei primi 9 mesi del 2011 il decremento complessivo è stato del -11% rispetto all’analogo periodo del 2010 ma anche il confronto con gli anni precedenti mostra una significativa contrazione dei volumi delle richieste.
Dall’analisi dei dati sull’andamento complessivo della domanda di mutui effettuata da Crif si conferma la crescita della domanda di mutui con durata tra i 20 e i 30 anni, che nei primi 9 mesi del 2011 rappresentano quasi il 51% della domanda complessiva.
Ad ogni modo, è ancora la classe di durata compresa tra i 25 e i 30 anni ad essere quella maggiormente preferita dalle famiglie italiane (30,9% del totale), oltre ad essere quella che evidenzia il maggior aumento (+1,7%) rispetto al 2010.
Relativamente alla distribuzione delle richieste di mutuo in funzione dell’importo, invece, continua la crescita della quota di domanda nelle fasce più basse e il mese di settembre 2011 registra un ulteriore calo dell’importo medio calcolato sulla totalità dei primi nove mesi dell’anno, con 136.900 euro, contro i 139.600 euro del pari periodo 2010.
Analizzando, infine, la domanda in base all’età dei soggetti richiedenti mutui ipotecari, la classe compresa tra i 35 e i 44 anni continua ad essere la più numerosa, con una quota del 35% sul totale.
MutuiOnline.it rileva che nel periodo aprile – giugno le banche italiane hanno erogato mutui alle famiglie per oltre 14,2 miliardi di euro, che portano a 27,74 miliardi l’erogato del primo semestre dell’anno. Rispetto allo stesso periodo del 2010 il calo delle erogazioni è quasi del -7%.
Il primo semestre del 2010 aveva invece fatto segnare un +18% rispetto al 2009, quindi si conferma l’inversione di tendenza di quest’anno a seguito delle tensioni sui mercati finanziari e dell’interbancario.
Si conferma il crescente utilizzo di Internet per il confronto delle offerte e la richiesta del mutuo: MutuiOnline.it, comparatore e broker di mutui leader in Italia, raggiunge una quota di mercato nazionale del 4,13% (era il 3,3% dodici mesi fa), con quote crescenti nelle principali città: 6,3% di mutui intermediati su Roma, 5,4% su Milano, 5,2% su Torino e Napoli, 6,1% su Firenze e 5,7% su Genova.

 

Fonte: tecnoborsa

Martedì 13 Dicembre 2011 11:31

Limite ai contanti per prestiti e donazioni

Il contante non esce dal sistema dei pagamenti. È questa la premessa necessaria per chiarire che il decreto legge 201 non elimina la possibilità di utilizzare la moneta corrente nelle transazioni commerciali. Si tratta solo dell'ennesima limitazione, dal 1991 a oggi, all'utilizzo di contante e titoli al portatore oltre una certa soglia, fissata a 1.000 euro. Nel tempo, la regolamentazione contro il riciclaggio di denaro sporco ha previsto che nel nostro Paese non possano essere effettuati trasferimenti di contante e titoli al portatore (per esempio assegni liberi, libretti di risparmio, certificati di deposito), tra soggetti diversi (ossia tra privati, siano persone fisiche o società) non in assoluto, ma al di sopra di un tetto via via modificato verso il basso.  Ciò soprattutto in seguito al riscontro da parte delle autorità competenti di comportamenti illeciti, agevolati proprio dall'uso di strumenti di pagamento poco tracciabili come quelli "liberi".

 

Ad esempio, sono da sempre vietati, nei termini visti, pagamenti di beni o servizi (come i generi di consumo oppure le prestazioni professionali) con denaro liquido. Un esercizio commerciale, un qualsiasi imprenditore, un libero professionista possono condurre in porto operazioni con la clientela, ma se la somma dovuta dal cliente è, a oggi, pari o superiore ai mille euro, l'acquisto del bene o la fornitura del servizio saranno comunque validi a ogni fine di legge, solo che l'infrazione alle regole dell'antiriciclaggio può costare a entrambi i contraenti (chi vende e chi compra) dall'uno per cento al 40% delle somme trattate.

Si può evitare la sanzione usando uno strumento nominativo per il pagamento: un assegno non trasferibile e che rechi il nominativo del beneficiario, una carta di credito, un bonifico. Quindi, acquisti liberi, in contanti o con assegni senza nominatività e clausola di non trasferibilità fino a 999 euro. La regola si applica anche in caso di "frazionamenti". Chi dovesse effettuare uno dei pagamenti in più momenti successivi (per esempio: 500 euro al giorno per 3 giorni, anche non consecutivi) e la somma di questi sia riconducibile a un'unica operazione di acquisto, attuerebbe un trasferimento di denaro comunque sanzionabile in via amministrativa.

Il che non avverrebbe, deve essere precisato, se si trattasse di acquisti di oggetti diversi anche presso lo stesso commerciante oppure, a maggior ragione, in punti vendita differenti.

Non si deve poi dimenticare che il divieto si applica anche ai trasferimenti a titolo gratuito.

Una donazione, un lascito ereditario, un'offerta, un prestito tra amici o parenti dovranno seguire la regola del contante.

L'articolo 12 del decreto 201 del 6 dicembre prevede gli stessi limiti anche per i libretti di risparmio o postali al portatore (cioè senza intestazione o con intestazione di fantasia), che andranno riportati sotto i mille euro entro il 31 dicembre. Per poter, quindi, essere utilizzati ancora da soggetti diversi da chi li ha aperti, il saldo (ossia la somma massima contenuta e disponibile) dovrà fermarsi a mille euro.

Va comunque ribadito che resta ferma l'obbligatorietà, già prevista dal decreto 231/2007 sull'antiriciclaggio, di produrre all'intermediario bancario o postale una certificazione, all'atto del prelievo o versamento da parte di un diverso portatore ( (rispetto a quello originario), che dia prova dell'avvenuta cessione.

Lo stesso avverrebbe nel caso in cui si presentasse allo sportello un soggetto con dei certificati di deposito (titoli bancari tipicamente al portatore) non accesi da lui in origine. Per poterli estinguere dovrebbe produrre idonea attestazione della loro provenienza.

Si badi bene che i trasferimenti, se riguardano titoli al portatore, generano pagamenti che non possono essere rifiutati dalle banche e dalle poste; queste avranno solo l'obbligo di comunicare al ministero dell'Economia e delle Finanze e all'agenzia delle Entrate l'infrazione.

A maggior ragione, ciò vale per gli assegni, ma in pratica solo quelli tratti su libretti senza la clausola prestampata di non trasferibilità, che è sempre possibile acquisire allo sportello versando una tassa di euro 1,50 per ogni modulo. È quindi opportuno evidenziare che le regole sul contante riguardano i "trasferimenti" che non transitano dagli intermediari abilitati, ma solo tra privati.

Nessun limite è invece imposto ai prelevamenti o versamenti sui propri conti (o altrui con apposita delega) presso gli sportelli bancari o postali.

 

Fonte: il sole 24ore

Molte persone si chiedono: è meglio comprare casa adesso o conviene aspettare che scendano i prezzi, come alcuni analisti suggeriscono? a prima vista può sembrare ovvia la risposta, ma, supponendo che i prezzi scendano davvero, il risparmio guadagnato può essere mangiato dal mutuo. com'è possibile? perché il costo dei prestiti, nel frattempo, sta salendo e questa è una realtà indiscutibile

vediamo un esempio concreto:

simuliamo l'acquisto di una casa, del valore di 150mila euro, con un mutuo dell'80% a tasso variabile a 30 anni, ossia 120mila euro. prendiamo poi l'euribor medio degli ultimi dieci anni, del 3,3% e aggiungiamo, per essere ottimisti, uno spread applicato dalla banca dell'1,2%

in questo caso la quota mensile sarà di 608 euro al mese, per un risultato finale di 218.888 euro restituiti alla banca, dei quali 68.888 euro sono interessi. dobbiamo poi aggiungere i 30mila euro di esborso iniziale, più le spese e le tasse, che cambiano a seconda che si tratti di prima casa o di una casa nuova. senza contare le spese, la casa alla fine costa 265.388 euro

facciamo la prima prova: il prezzo della casa scende del 10%, ma nel frattempo gli interessi aumentano di 60 punti basici, ossia dello 0,6%. vediamo nel terzo grafico che il risparmio finale si riduce al 5%: il resto, se l'è mangiato il mutuo

se il costo del mutuo aumenta invece di 100 punti basici, ossia dell'1%, il risparmio finale sarebbe solo dell'1%. nel caso estremo in cui l'aumento sia di 200 punti, ossia del 2%, la casa alla fine, nonostante lo sconto, ci viene a costare un 8% in più

questo accade perché quando si compra una casa con il mutuo nessuno pensa agli interessi, ma solo al prezzo di listino. nei grafici qui di seguito vediamo i dati incrociati tra sconti e interessi. in ogni caso bisogna sempre ricordare che ad un prezzo di vendita inferiore corrisponde una tassazione inferiore e quello è un vantaggio assoluto

nei grafici vediamo come cambia il prezzo finale in base allo sconto (orizzontale) e all'aemento del differenziale sui mutui (verticale)

Fonte: idealista.it
Lunedì 21 Novembre 2011 10:55

Focus immobiliare sulle locazioni

Solo una persona su quattro è riuscita a trovare casa e a mettere su famiglia.
Questo è quanto emerge dai risultati di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani tra i 18-35, che ha presentato il Sicet nel suo intervento al convegno della Giornata Internazionale degli Inquilini. Non vi sono dubbi che in testa ai freni all’autonomia dei ragazzi italiani vi sia il caro alloggio.

Dalla ricerca risulta che il 63% dei giovani vive in locazione, mentre il 37% è in un’abitazione di proprietà; tra coloro che sono in affitto il 55,82% ha un contratto registrato, per quasi il 6% il contratto non è registrato e oltre il 38% è senza uncontratto d’affitto scritto.
Rispetto al tipo di soluzione abitativa, i 2/3 vivono in un alloggio – appartamenti e case singole – mentre il 16,67% dei giovani ha in affitto una camera; analoga percentuale per la soluzione dell’affitto di un posto letto, tipologia che riguarda generalmente gli studenti.
Per quanto riguarda i prezzi degli affitti rilevati, per il posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro/mese; per la camera, minimo 250 sino a 500 euro/mese; per l’abitazione il minimo è 450 sino a un massimo di 1.320 euro/mese.
Le rate mensili di mutuo vanno invece da un minimo di 360 euro a un massimo di 780 euro. Infine, dalle indicazioni dei redditi percepiti si evidenzia che molti studenti svolgono lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. È evidente la forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa.
L’analisi del portale Casa.it evidenzia per questo 2011 una difficoltà crescente dellefamiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i propri figli che studiano lontano dal nido. Le possibilità economiche dei genitori risultano, infatti, essere del 6% inferiori ai reali costi del mercato immobiliare italiano.
Si scelgono, quindi, spesso abitazioni in zone più periferiche ma comunque efficacemente servite dai trasporti pubblici. Rispetto al 2010, è stato rilevato che il divario tra la capacità di spesa delle famiglie italiane e il costo dell’offerta immobiliare è passato dal -4% al -6%, mettendo in luce una minore propensione a incontrare l’offerta del mercato.
Emerge, inoltre, una sempre maggiore tendenza alla richiesta di soluzioni più economiche,
optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari ma comunque ben serviti dai mezzi pubblici.
È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese.
Roma, che si conferma la città universitaria più cara d’Italia, mostra invece un divario minore: il canone medio mensile per un bilocale è di 880 euro, contro una capacità di spesa che sui 820 euro.
Padova e Pavia rilevano un interessante incontro tra i prezzi della domanda e quelli dell’offerta che si attestano rispettivamente sui 550 e i 500 euro/mese. Infine, Pisa e Bari registrano una tendenza delle famiglie a spendere in media il 3% in più rispettoall’offerta immobiliare, con prezzi sui 680 euro al mese per la prima e 570 euro per la seconda.
www.tecnoborsa.it

Lunedì 21 Novembre 2011 10:45

Acquisto in nuda proprietà, è boom

 

Una nicchia di mercato oggi in crescita. Acquistare casa in nuda proprietà porta un risparmio fino al 50%.

Nell’ultimo anno le compravendite di case in nuda proprietà hanno fatto registrare un incremento pari a circa il 10% rispetto all’anno precedente: sono ormai centinaia gli immobili messi in vendita con questa formula.

La nuda proprietà è un’operazione che consente di risparmiare sul prezzo d’acquisto, ma è possibile solo per chi non ha bisogno immediato di abitare nella casa, in quanto si acquista solo la proprietà dell’immobile ma l’usufrutto rimane al venditore che ha il diritto di continuare ad abitare nella casa venduta fino alla sua morte.

Certo è stata la crisi a generare il ritorno del mercato della nuda proprietà. Fino a un paio di anni fa vendere la nuda proprietà era un espediente per permettere ai genitori di vendere casa ai figli risparmiando sulle tasse, oppure il venditore era un anziano senza eredi. Oggi chi decide di vendere la nuda proprietà è spinto soprattutto dalla crisi economica. Ma chi acquista la casa in nuda proprietà trova sempre nel mattone un bene di rifugio, risparmiando anche rispetto al valore di mercato della casa.

Questa operazione immobiliare, infatti, riduce il prezzo di vendita della casa dal 5% fino al 40-50% rispetto alle quotazioni di mercato. Naturalmente, lo sconto è rapportato all’età di chi vende. La nuda proprietà comporta anche importanti vantaggi fiscali: possibilità di richiedere le agevolazioni prima casa, più bassa la base imponibile su cui applicare le tasse. Anche se si deve attendere degli anni, fino alla morte del venditore, per disporre concretamente dell’immobile.

Il venditore tipo della nuda proprietà è una persona anziana (sola o in coppia) che mette in vendita immobili di livello medio-alto. Per quanto riguarda l’età, si tratta sempre di persone over 60: i più giovani hanno 65 anni, ma moltissimi sono gli ultra-ottantenni o addirittura ultra novantenni.

Tra le offerte si trova di tutto: l’immobile da ristrutturare, il piccolo bilocale da acquistare come investimento, la dimora extra lusso in pieno centro città, il casale in campagna.

Fonte: attico.it

La classificazione degli impianti elettrici in tre livelli: base, standard e domotico.
Concepita per rendere comprensibili, sia agli operatori del settore sia agli utenti finali, tutte le implicazioni connesse all’entrata in vigore della variante, la classificazione descrive ciò che gli utenti potranno scegliere nel momento in cui, rivolgendosi a un installatore di impianti elettrici, decidano di installare un nuovo impianto oppure di rinnovarlo.
 
L’utente finale potrà quindi d’ora in poi chiedere all’installatore che la realizzazione dell’impianto elettrico sia di Livello 1, 2 o 3, dove il Livello 1 individua la configurazione minima che dovrà avere un impianto perché possa essere considerato a norma. Diversamente, i livelli superiori 2 e 3aumentano le prestazioni dell’impianto e quindi la sua fruibilità, adeguandola sia alle necessità degli utenti sia alla morfologia dell’habitat.
LIVELLO 1: IMPIANTO BASE
Entrando più nel dettaglio, l’impianto base (Livello 1) è stato concepito per chi fa dell’impianto elettrico un uso essenziale senza però rinunciare a sicurezza ed efficienza. Installare in casa unimpianto di Livello 1 vuol dire preservare in maniera sostanziale l’abitazione dal rischio di incidenti domestici dovuti al malfunzionamento dell’impianto elettrico.
LIVELLO 2: IMPIANTO STANDARD
Il Livello 2 (Standard) prevede un aumento della dotazione e dei componenti rispetto al Livello 1, oltre che alcuni servizi ausiliari, quali il videocitofono, l’anti-intrusione e il sistema di controllo carichi. Quest’ultimo serve per ridurre i consumi energetici e ottimizzare l’uso di energia elettrica.
Preservando la casa da minacce esterne, i videocitofoni ed i sistemi anti-intrusione sono dotazioni obbligatorie in un impianto di Livello 2 che, oltre ad aumentare i numeri di punti prese, punti luce e interruttori differenziali, permette alla casa di essere più attenta ai consumi e ancora più sicura.
LIVELLO 3: DOMOTICO
Oltre a prevedere un ulteriore aumento delle dotazioni rispetto al Livello 2, il Livello 3 (Domotico) deve poter gestire almeno 4 funzioni domotiche quali, ad esempio, l’anti-intrusione, il controllo carichi, la gestione comando luci, la gestione temperatura, la gestione scenari, il controllo remoto, il sistema diffusione sonora, la rilevazione incendio, il sistema antiallagamento e/o la rilevazione gas. L’impianto di Livello 3 è concepito specificamente per chi considera la tecnologia una componente importante di ottimizzazione della vita domestica. A beneficiarne è anche ovviamente il risparmio energetico all’interno dell’abitazione.
L’ampliamento della Norma Impianti CEI 64-8 rappresenta un successo importante per l’innalzamento qualitativo dell’offerta di tecnologie per il Sistema Edificio e, più in generale, per il pieno riconoscimento del ruolo abilitante delle stesse tecnologie, che sono da sempre creatrici di sviluppo. La nuova classificazione introdotta rappresenta un passo rilevante nel percorso di rinnovamento e adeguamento della normativa tecnica alle nuove esigenze del mercato.

Fonte: mondocasablog


  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  5 
  •  6 
  •  7 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »
Pagina 1 di 7